Sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) o Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS)
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Sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) o Sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (PMOS)
Se hai sentito parlare di PCOS ma anche, più di recente, di PMOS, non è un errore: si tratta della stessa condizione, con un nome aggiornato.
PCOS ora si chiama PMOS: cosa significa?
Nel 2026 la comunità scientifica internazionale ha proposto di sostituire il nome storico PCOS (Polycystic Ovary Syndrome, sindrome dell'ovaio policistico) con PMOS (Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome, sindrome ovarica poliendocrina metabolica). Il cambiamento è stato pubblicato su una rivista medica internazionale e recepito anche da società scientifiche italiane del settore.
Perché è cambiato il nome?
Il vecchio termine policistico era considerato fuorviante: le donne con questa condizione non presentano vere e proprie cisti patologiche, ma follicoli in diverso stadio di sviluppo visibili all'ecografia. Inoltre, il nome storico concentrava l'attenzione solo sulle ovaie, mentre la sindrome coinvolge in realtà più assi ormonali (da qui poliendocrina) e ha una componente metabolica centrale, legata soprattutto all'insulino-resistenza.
I criteri diagnostici sono cambiati insieme al nome?
No, il cambio riguarda principalmente la terminologia e l'inquadramento clinico complessivo: i criteri diagnostici già in uso restano il riferimento principale per la diagnosi.
Cos'è la PCOS/PMOS?
È un disturbo ormonale e metabolico che colpisce circa il 5-10% delle donne in età fertile. Alla base c'è generalmente uno squilibrio nella produzione di ormoni sessuali, in particolare un eccesso di androgeni, spesso associato a insulino-resistenza, cioè una ridotta sensibilità delle cellule all'azione dell'insulina.
Quali sono i sintomi più comuni?
- Cicli mestruali irregolari o assenti, per un'ovulazione che avviene raramente o non avviene affatto;
- Acne e pelle grassa, legate all'eccesso di androgeni;
- Difficoltà a perdere peso o tendenza all'aumento ponderale;
- Irsutismo, cioè un'eccessiva crescita di peli in zone tipicamente maschili (viso, torace, addome);
- Diradamento dei capelli con un pattern simile all'alopecia androgenetica;
- Difficoltà a concepire, legata all'irregolarità dell'ovulazione.
I sintomi possono variare molto da donna a donna, sia per tipo che per intensità: per questo la diagnosi richiede spesso tempo e un percorso con più specialisti.
Come si arriva alla diagnosi?
Il percorso diagnostico prevede in genere:
- valutazione ginecologica, con raccolta della storia clinica e dei sintomi;
- esami del sangue, per valutare i livelli ormonali (testosterone, LH, FSH) e la sensibilità insulinica;
- ecografia transvaginale o pelvica, per osservare la morfologia ovarica.
Non esiste un singolo esame in grado di confermare da solo la diagnosi: è la combinazione di più criteri clinici e ormonali a orientare la valutazione finale.
PCOS/PMOS e fertilità: che legame c'è?
L'irregolarità o l'assenza di ovulazione è una delle cause più comuni di difficoltà a concepire nelle donne con questa sindrome. Questo non significa che la fertilità sia sempre compromessa in modo definitivo: molte donne con PCOS/PMOS riescono a concepire, a volte spontaneamente, più spesso con un supporto mirato, come modifiche allo stile di vita, terapie per stimolare l'ovulazione, o percorsi di procreazione medicalmente assistita nei casi più complessi.
La PCOS/PMOS causa sempre infertilità?
No. È una delle cause più frequenti di difficoltà nel concepimento legate all'ovulazione, ma non equivale a infertilità certa: il percorso e le tempistiche variano molto da persona a persona, ed è per questo che un consulto con un ginecologo o uno specialista della fertilità è il passo più utile in caso di ricerca di una gravidanza prolungata senza risultati.
PCOS/PMOS e gravidanza: cosa sapere?
Una volta ottenuto il concepimento, le donne con PCOS/PMOS possono avere un rischio leggermente più elevato di alcune complicanze in gravidanza, tra cui diabete gestazionale e ipertensione gestazionale, legate soprattutto alla componente di insulino-resistenza spesso presente in questa condizione.
Questo non significa che la gravidanza sarà necessariamente complicata: significa che un monitoraggio più attento, concordato con il ginecologo fin dalle prime settimane, è generalmente consigliato per le donne con questa diagnosi.
Alimentazione consigliata per PCOS/PMOS
Data la componente metabolica della sindrome, l'alimentazione ha un ruolo centrale nella gestione dei sintomi, insieme all'attività fisica.
Perché si parla spesso di basso indice glicemico?
Un'alimentazione a basso indice glicemico aiuta a mantenere più stabili i livelli di zucchero nel sangue, riducendo i picchi di insulina che possono aggravare lo squilibrio ormonale tipico della sindrome. In pratica, significa privilegiare:
- cereali integrali al posto di quelli raffinati;
- legumi, ricchi di fibre e proteine vegetali;
- verdura in abbondanza, soprattutto a ogni pasto;
- proteine magre (pesce, carni bianche, uova, legumi);
- grassi buoni (olio extravergine d'oliva, frutta secca, avocado), con moderazione nelle porzioni.
Da limitare, invece: zuccheri semplici, farine raffinate, bevande zuccherate e cibi ultra-processati, che tendono a peggiorare i picchi glicemici e l'infiammazione di basso grado associata alla sindrome.
Anche l'attività fisica regolare, aerobica e di resistenza, contribuisce a migliorare la sensibilità insulinica, spesso in modo complementare rispetto alla sola dieta.
Guida agli integratori per PCOS/PMOS: cosa dice la ricerca
Alcuni integratori sono stati studiati specificamente in relazione a questa sindrome, con livelli di evidenza diversi tra loro.
Inositolo (myo-inositolo e D-chiro-inositolo)
È tra gli integratori più studiati in questo ambito: diversi studi clinici ne hanno valutato l'effetto sulla sensibilità insulinica e sulla regolarità del ciclo ovulatorio, con risultati generalmente incoraggianti, soprattutto nella combinazione tra le due forme nel rapporto fisiologico presente nell'organismo.
Berberina
È una sostanza di origine vegetale, oggetto di alcuni studi che ne hanno confrontato l'effetto sulla sensibilità insulinica con quello della metformina, il farmaco di riferimento per l'insulino-resistenza in questo ambito. Le evidenze sono interessanti ma meno consolidate rispetto all'inositolo, e servono ulteriori conferme su larga scala.
Omega-3
Gli acidi grassi omega-3 sono stati associati, in alcuni studi, a un miglioramento del profilo lipidico e a una possibile riduzione dell'infiammazione di basso grado tipica della sindrome, oltre a un supporto generale alla sensibilità insulinica.
N-acetilcisteina (NAC)
È stata studiata soprattutto per il suo possibile effetto sulla regolarità dell'ovulazione, con alcuni studi che ne hanno confrontato l'efficacia con quella della metformina in specifici contesti di induzione dell'ovulazione, sebbene con risultati non sempre uniformi tra i diversi studi disponibili.
Nessun integratore, per quanto studiato, sostituisce una valutazione medica personalizzata. Il tipo di supporto più adatto dipende dal quadro ormonale specifico di ciascuna donna, e va sempre discusso con il ginecologo o l'endocrinologo di riferimento, anche per verificare eventuali interazioni con altre terapie in corso.
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Esistono anche terapie farmacologiche?
Sì, in alcuni casi il medico può prescrivere contraccettivi orali per regolarizzare il ciclo, farmaci antiandrogeni per contrastare acne e irsutismo, o la metformina per migliorare la sensibilità insulinica. La scelta dipende dal quadro clinico specifico e dagli obiettivi della paziente.
La PCOS/PMOS si guarisce?
Al momento non esiste una cura definitiva in grado di eliminare la condizione in modo permanente, ma i sintomi possono essere gestiti in modo efficace con un approccio combinato di stile di vita, eventuale supporto nutrizionale/integrativo e, quando necessario, terapia farmacologica personalizzata.
Si può gestire la PCOS/PMOS senza pillola anticoncezionale?
Sì, per molte donne è possibile: modifiche allo stile di vita (alimentazione a basso indice glicemico, attività fisica regolare) e, in alcuni casi, integratori studiati per questa condizione possono contribuire a migliorare i sintomi senza necessariamente ricorrere alla pillola. La scelta dipende però dagli obiettivi specifici e va sempre valutata insieme al ginecologo, perché in alcuni quadri clinici la terapia ormonale resta l'opzione più efficace.
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